I moduli bifacciali producono elettricità su entrambi i lati: davanti dalla luce diretta, dietro dalla luce riflessa dal fondo. Il rendimento supplementare conviene dove dietro ai moduli vi è molta luce riflessa e spazio sufficiente: su tetti piani con superficie chiara, a terra o su strutture rialzate. Sul classico tetto a falda, dove il retro poggia a ridosso delle tegole, il vantaggio svanisce quasi del tutto. (Stato: luglio 2026)
I punti chiave in sintesi
- I moduli bifacciali sfruttano anche la luce che colpisce la parte posteriore.
- Il rendimento supplementare dipende dalla superficie sottostante: un fondo chiaro e riflettente apporta molto, uno scuro poco.
- Ideali su tetti piani (rialzati, ghiaia chiara) e impianti a terra: lì vi sono spazio e riflessione.
- Sul classico tetto a falda il retro si trova troppo vicino alle tegole: resa supplementare pressoché nulla.
- I moduli bifacciali sono sempre moduli vetro-vetro: la trasparenza della parte posteriore è il prerequisito fondamentale.
Come produce corrente un modulo su due lati?
Un modulo tradizionale presenta un lato anteriore attivo alla luce e una superficie posteriore opaca: l’elettricità viene generata solo davanti. Un modulo bifacciale è sensibile alla luce anche sul retro: presenta un lato posteriore trasparente in vetro, attraverso il quale la luce raggiunge le celle. In questo modo sfrutta non solo la radiazione solare diretta frontale, ma anche la luce riflessa dalla superficie posta dietro al modulo.
È proprio per questa ragione che i moduli bifacciali sono sempre moduli vetro-vetro: solo la parte posteriore vetrata e trasparente consente alla luce riflessa di raggiungere le celle fotovoltaiche. Una pellicola opaca, come quella impiegata nei moduli vetro-backsheet, la bloccherebbe. Questa struttura non è dunque casuale, bensì il requisito tecnico fondamentale per la produzione su entrambi i lati.
Da cosa dipende la resa supplementare?
Qui risiede il fulcro di una valutazione trasparente: la resa supplementare del lato posteriore non è un bonus fisso garantito, ma dipende interamente da quanta luce giunge dietro al modulo. E questo fattore è determinato principalmente dalla superficie sottostante e dalla distanza tra il retro del modulo e il piano di posa.
| Condizione | Impatto sulla resa del lato posteriore |
|---|---|
| superficie chiara e riflettente (ghiaia chiara, neve) | elevato |
| superficie scura (tetto scuro, terreno) | ridotto |
| grande distanza retro-superficie (struttura rialzata) | favorisce la riflessione |
| distanza ridotta (a ridosso delle tegole) | luce posteriore pressoché nulla |
Panoramica semplificata, stato: luglio 2026. L’effettiva resa supplementare dipende fortemente dalle condizioni di montaggio.
Il parametro di riferimento è l’albedo: la capacità riflettente della superficie sottostante. Non occorre essere esperti della materia per comprenderne la logica: molta luce riflessa significa molta produzione posteriore, poca riflessione significa resa minima. Per questo motivo la domanda decisiva per i moduli bifacciali non è «quanto è performante il modulo», ma «cosa c’è dietro».
Per quanto riguarda gli ordini di grandezza: studi condotti, tra gli altri, dal Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems evidenziano rese supplementari comprese tra pochi punti percentuali e quasi il 30 percento a seconda delle condizioni. Valori realistici per un tetto piano con superficie chiara si attestano tra il 5 e il 15 percento, e oltre su ghiaia molto chiara; su superfici scure il guadagno rimane a malapena misurabile (Stato: luglio 2026). Questa notevole variabilità non è un’incertezza degli studi scientifici, ma il punto essenziale: la superficie sottostante fa tutta la differenza.
Dove i moduli bifacciali eccellono e dove perdono efficacia
Da questa dipendenza discende una chiara mappa dei contesti applicativi ideali.
Ideali su tetto piano. Moduli montati su supporti rialzati su un tetto piano con superficie chiara (come ghiaia chiara) rappresentano il caso perfetto: la distanza dal fondo è adeguata, la riflessione è ottimale e l'orientamento est-ovest o a sud assicura comunque la corretta geometria. Qui il retro può fornire un contributo tangibile.
Molto efficaci su impianti a terra e applicazioni speciali. Negli impianti aperti a terra, su terreni chiari o in zone ad alta quota con frequente innevamento (la neve riflette intensamente), i moduli bifacciali esprimono appieno il loro potenziale, costituendo da tempo la scelta d’elezione. Un caso particolare di questa tipologia costruttiva è il montaggio verticale nelle recinzioni solari, dove entrambi i lati dei moduli sono completamente liberi.
Poco adatti sul classico tetto a falda. Ed ecco la controparte trasparente: su un normale tetto a falda il retro del modulo si trova a pochissima distanza dalle tegole. Non filtra praticamente alcuna luce dietro al pannello e il fondo è quasi sempre scuro: il beneficio bifacciale svanisce quasi del tutto. Chi riceve offerte per un normale tetto a falda con moduli bifacciali e promesse di grandi rendimenti supplementari dovrebbe porsi domande critiche: in tale configurazione la tecnologia non apporta alcun valore pratico aggiunto. La struttura vetro-vetro più robusta può pur sempre costituire un valido argomento, ma per motivi di durabilità e longevità, non certo per la produzione del lato posteriore.
I moduli bifacciali convengono per il mio progetto?
La risposta deriva dalla tipologia di tetto, non dalla scheda tecnica. Su un tetto piano con idonea struttura di supporto e fondo chiaro i moduli bifacciali meritano una seria valutazione: la resa aggiuntiva è concreta e la costruzione vetro-vetro, comunque necessaria, garantisce una lunga durata. Su un normale tetto a falda la situazione è diversa: qui la scelta del modulo in base al tipo di cella, all'orientamento e alla qualità costruttiva conta molto più del fattore bifacciale, poiché la resa posteriore non può manifestarsi in assenza di riflessione.
Il consiglio sincero è quindi il seguente: la tecnologia bifacciale non è un miglioramento generico da acquistare a occhi chiusi in ogni situazione, ma una soluzione destinata a contesti specifici. Un’azienda specializzata che esamina il Suo tetto saprà dirLe con precisione se il Suo caso rientra in questi scenari o se sia preferibile investire quel budget in un modulo tradizionale di alta qualità.
I moduli bifacciali sono uno dei temi su cui dobbiamo frenare più spesso l’entusiasmo dei clienti: non perché la tecnologia sia carente, al contrario. Ma perché sul tipico tetto a falda, che rappresenta la maggior parte delle nostre installazioni, non riesce a esprimere il suo potenziale. Il retro necessita di luce, e dietro a un modulo posato vicino alle tegole di luce non ce n’è. Spieghiamo allora una regola empirica facile da ricordare: il bifacciale conviene dove dietro al modulo vi sono spazio e un fondo chiaro (sul tetto piano con ghiaia chiara, a terra, sulla neve). Su un tetto con queste caratteristiche li raccomandiamo volentieri e con piena convinzione. Sul tetto a falda standard suggeriamo invece di destinare il budget a un modulo di qualità superiore su tutti i fronti, anziché pagare per un retro che lavora al buio. Una tecnologia eccellente nel posto sbagliato non rappresenta mai un buon acquisto.
Domande frequenti
Cosa sono i moduli solari bifacciali?
Moduli che generano elettricità su entrambi i lati: davanti dalla luce solare diretta, dietro dalla luce riflessa dalla superficie sottostante. A tale scopo dispongono di una parte posteriore in vetro trasparente. La resa aggiuntiva del lato posteriore dipende fortemente da quanta luce raggiunge il retro del modulo.
Quanta resa supplementare apportano i moduli bifacciali?
Varia sensibilmente a seconda della situazione di installazione: su un tetto piano con fondo chiaro è realistico un incremento tra il 5 e il 15 percento, e oltre su ghiaia molto chiara; gli studi scientifici evidenziano fino a quasi il 30 percento in condizioni ottimali. A ridosso di un tetto a falda scuro il contributo rimane invece minimo. Le condizioni di installazione sono determinanti, non il modulo da solo.
I moduli bifacciali convengono su un tetto a falda?
Per lo più no. Sul classico tetto a falda la parte posteriore è troppo vicina alle tegole (spesso scure) – la luce dietro non penetra praticamente affatto e il vantaggio bifacciale si vanifica. Risultano sensati soprattutto sui tetti piani con superficie chiara, su terreni aperti e in zone con abbondanti nevicate.
Perché i moduli bifacciali sono sempre vetro-vetro?
Perché il retro deve lasciar passare la luce affinché vi si possa produrre elettricità. Questo lo consente unicamente un retro trasparente in vetro – una pellicola in materiale plastico bloccherebbe la luce. La struttura vetro-vetro costituisce quindi il presupposto tecnico per la resa da entrambi i lati.
I moduli bifacciali sono più costosi?
Sono moduli vetro-vetro e si collocano quindi tendenzialmente al di sopra del prezzo dei semplici moduli vetro-film. Se ne valga la pena dipende dal contesto d’impiego: dove la resa sul retro si concretizza, il sovrapprezzo può essere sensato; dove si vanifica, si paga per un vantaggio di cui non si beneficia.
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Fonti: Fraunhofer-Institut für Solare Energiesysteme ISE (studi sulla resa supplementare bifacciale); documentazione dei produttori (moduli bifacciali e impatto dell’albedo); Swissolar; valori empirici tratti dalla prassi di progettazione e montaggio di ecoEn GmbH, regione di Zurigo. (Stato: luglio 2026)
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026 · Autore: Redazione ecoEn

